Un’oasi invisibile per i più fragili

Il Centro di accoglienza temporanea, dedicato a padre Claudio Santoro, a Tor Tre Teste

A Tor Tre Teste c’è un’oasi invisibile per i più fragili della nostra città, presente da circa un anno, e l’ho scoperta per caso. 

Mi telefona una signora che mi chiede di portarle la comunione eucaristica a casa. Non è però una casa come le altre. È un Centro di accoglienza temporanea, dedicato a padre Claudio Santoro, sacerdote della parrocchia romana di san Barnaba al Prenestino, morto nel dicembre del 2021. Vado, fatico a trovare il cancello a via di Tor Tre Teste, chiedo informazioni. Chi ci lavora mi incontra con piacere e ricambia la mia visita venendo in parrocchia. Sì, si può collaborare, perché Veronica Martino, Carmelo Borgia, Barbara Badaracco e Andrea Torresi sono gente attiva, animati da vero entusiasmo giovanile. La loro Cooperativa è sotto la direzione dell’altrettanto trascinante Costantino Giustozzi, che mi illustra tante possibilità di intervento per dare sollievo alle persone più fragili. La Cooperativa Sociale Ambiente e Lavoro ha vinto e conta di continuare a vincere bandi triennali; è una vita sempre in tensione quella di chi opera nel sociale, ma ti dà il polso della società in cui viviamo.

Il Centro di accoglienza di Tor Tre Teste è nato da un progetto per l’emergenza freddo grazie al V Municipio, che ha a disposizione qui 20 posti per dare speranza ai soggetti più fragili che si ritrovano per strada. Altri posti la Cooperativa li dà a persone segnalate dai servizi sociali di Roma Capitale, se ne occupa attraverso operatori sanitari, assistenti sociali, educatori e operatori sociali, e una psicologa su richiesta. 

Se vi si riesce, si vuole dare un futuro a chi ha un passato di solitudine e un presente pieno di incertezze. Chi vive per strada, o non ha vissuto nella stabilità, ha bisogno di essere accolto, spesso ha bisogno di ricostruire la propria identità, ricevere documenti, conoscere i propri diritti, ricongiungersi ai familiari e, se l’età lo permette, essere avviato al lavoro con una formazione adatta. Il progetto dovrebbe trovare il suo compimento nel dare loro la possibilità di affittare una casa, magari con il sostegno delle istituzioni comunali. Sono progetti che esistono o stanno per nascere, ed è un peccato che siano così poco conosciuti. La gente è generosa quando viene resa partecipe. E generosi sono questi giovani operatori, che hanno scelto di lavorare al servizio dei più fragili, degli invisibili della nostra città: vedere compiuto l’inserimento nella società di queste persone a cui dedicano le loro energie darebbe loro la gioia di una missione compiuta.

Manca però ancora tanto perché questo possa diventare realtà per tutti, senza restare un’eccezione. Confidiamo nella lungimiranza di Roma Capitale e nell’attenzione dei diversi Municipi perché i bandi si rinnovino, si prolunghino, perché i progetti siano seguiti, supportati. Solo così la nostra città riacquisterà quel volto umano che l’aveva un tempo resa famosa nel mondo e che rischiamo di perdere, se deludiamo le speranze dei fragili e di chi li affianca. 

A Tor Tre Teste farò quanto posso perché il Centro faccia parte della vita del quartiere. Aiutiamoci ad aiutare.

don Domenico Vitulli

Per maggiori informazioni 

don Domenico Vitulli, Parroco a S. Tommaso d’Aquino

Articolo apparso su “AbitareA Roma – 19 Gennaio 2024

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