Lettera del Parroco

Parrocchia S. Tommaso D’Aquino

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18 Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. 28 Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno… 31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? 32 Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? 35 Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, 39 né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. (Lettera ai Romani 8)

La fine di un anno e l’inizio del nuovo portano a fare un bilancio. È vero, il 2020 è stato un anno orribile, almeno dal punto di vista umano. È stato anche per me particolarmente doloroso, eppure – ve lo assicuro – non vorrei ritornare alla vita di prima. Avevo letto tempo fa che ad Auschwitz una donna, pur sapendo che sarebbe morta presto, aveva detto: «sono grata al mio destino per avermi colpita così duramente, perché nella mia vita di prima, quella borghese, ero troppo viziata e non avevo alcuna vera ambizione spirituale».

“Ambizione spirituale”: con gioia e stupore ho scoperto che diverse persone qui hanno “ambizioni spirituali” e hanno fatto tesoro di questo periodo. Il dolore passa, ma non passa il fatto di aver sofferto: la vita è cambiata e non ci si può fare niente, se non viverla in maniera diversa. Qui è la scelta più importante della nostra vita. La sofferenza è una lama che penetra, separa il bene dal male dentro di noi e costringe alla scelta: si può essere coraggiosi, forti, dignitosi e altruisti, o si può dimenticare la propria umanità nella lotta per sopravvivere e diventare animali di un gregge. Molti parrocchiani hanno scelto la propria dignità: hanno scoperto come la vita conservi il suo senso sempre, non solo quando realizza le nostre aspirazioni. Ne sono rimasto colpito: è una scoperta grande, che dona forza e consolazione.

La sofferenza, quando è accolta, apre gli occhi sulla fragilità della vita, crea desideri nuovi. La sofferenza accolta ci rende umili, ci fa riconoscere che abbiamo bisogno degli altri, ci rende solidali, purifica le relazioni. La sofferenza relativizza questo mondo, ci fa cercare l’eternità: il cuore dell’uomo è più grande di questa vita, scavalca il tempo e lo spazio per continuare ad amare i propri cari. La sofferenza vissuta apre il cuore a Dio, che a Natale si è fatto piccolo e il Venerdì Santo si è fatto sofferente: un Dio che ha accolto i nostri limiti pur di starci vicino.

Luigi Rocchi (1932-1979), affetto da distrofia muscolare progressiva, ha scritto: «La misericordia di Dio è stata grande. Mi ha fatto sperimentare una cosa bellissima e cioè che più il mio corpo andava giù, più il mio spirito saliva e prendeva coscienza di quanto la vita fosse dono, gioia. In altre parole, di quanto fosse meravigliosa. Mi fanno sorridere coloro che cercano le prove dell’esistenza di Dio e dell’anima… E la mia vita non si può considerare come una prova? Io, umanamente parlando, non avrei nulla per essere lieto e felice: non mi è stata data la giovinezza, la forza, lo star bene per almeno cinque minuti soli… eppure spesso mi visita la gioia: la gioia Dio la mette dove proprio uno non aspetta di trovarla… Poi vedi, la felicità è inutile cercarla fuori di noi, la felicità sta dentro di noi: direi che è una scelta. O meglio, la conseguenza di una scelta… Ho scelto Dio. Chi non Lo sceglie, che posso dirti, bisogna amarlo di più, perché avrà una vita davvero infelice e bisogna amare di più chi è più disgraziato di noi…».

È la potenza dell’amore di Dio in noi che opera questa trasformazione meravigliosa. Scoprirsi amati è il centro di tutta la nostra esistenza, amati come solo Dio può fare.

«Essere imprigionati in una cella di isolamento è veramente il paradiso. Tu ami Dio e Dio ti ama. Sono veramente benedetta e loderò Dio per sempre!» (Rose Hu, per 18 anni nelle prigioni cinesi perché cristiana).

L’anno 2020 è stato per alcuni, in fondo, un percorso di maturazione nell’amore, per scoprire il vero volto di Dio: Dio è gioia che non svanisce nemmeno quando è bagnata dalle lacrime. Il Suo Cuore è la nostra casa; la vita eterna è il futuro che ci dona. Avere un futuro significa avere una direzione, una ragione per cui alzarsi la mattina. Quando un uomo non crede nel proprio futuro è perduto, decade nel fisico e nello spirito. Siamo fatti per un futuro eterno.

Abbiamo bisogno di Gesù per questo percorso: nell’episodio evangelico delle due sorelle – Marta a fare mille cose e Maria ai piedi di Gesù ad ascoltarlo – Maria ha scelto la parte migliore (Lc 10,42), perché ha scelto di consacrare il suo tempo a Nostro Signore. Alcuni, in questo periodo, hanno scelto di stordirsi di sport, giochi, internet… Chi ha scelto invece di ascoltare la Parola di Dio ha scoperto che, proprio nella sofferenza, è Dio ad aver scelto la parte migliore per me, ciò di cui avevo bisogno per essere all’altezza del mio destino; chi è restato con Gesù si è ritrovato accanto alla Madonna, che lo ha incoraggiato perché riuscisse a seguire Gesù fino alla fine: il Calvario è terribile ma dura poche ore, la risurrezione invece è eterna.

È stato un anno orribile, ma non lo voglio dimenticare, perché ho imparato tanto e se sul momento ho rifiutato la sofferenza, se ancora faccio fatica in ciò che vivo, non voglio rinunciare ai frutti che colgo. Che almeno, se non altro, quest’anno passato non sia stato inutile, che almeno non mi resti solo il ricordo di un dolore, ma possa aver acquistato un cuore più tenero, una mente più saggia, un’anima più generosa e degli amici più veri! Il nuovo anno sarà più bello anche nella sofferenza se avrò imparato dal 2020 a vivere il mio tempo con Dio, Colui che mi rende forte, mi dona dignità, purifica il mio cuore e mi dona la Sua vita.

È l’augurio che faccio a ciascuno di voi: un tempo ripieno di Dio. Se c’è Gesù, tutto possiede una luce nuova, in ogni cosa – tolta la scorza amara all’esterno – posso scoprirvi l’amore di Dio… e questa è la vera gioia!

                            BUON 2021!

                                                                  don Domenico

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