Detenzione illegale

L’inspiegabile ferocia di mantenere in questo stato senza assistenza medica da più di 20 giorni un giovane con fratture multiple e gravi patologie

Avevo già scritto su questo giornale dello sgombero, il 9 febbraio, di un palazzo fatiscente, nella totale assenza dei servizi sociali. Quasi cento giovani in stato di grave indigenza buttati in mezzo alla strada, senza poter prendere con sé le proprie coperte, i sacchi a pelo, i fornelletti da campo. Molti di loro abbiamo cercato di aiutarlo. Di uno avevamo perso le tracce, finché lui non ci ha contattato, ed ora la sua storia è su di  un giornale dove potrete leggere ogni dettaglio (Trattenuto al Cpr in gravi condizioni di salute. La denuncia delle associazioni (ilmanifesto.it) ).

M.D., giovane senegalese, lo conoscevamo bene in parrocchia. Nel palazzo sgomberato si era fatto male: capita quando non ci sono mura esterne e non c’è elettricità. È un attimo precipitare nel vuoto. Lui si era rotto scapola, bacino e vertebre. Portato al Pronto Soccorso, era stato dimesso in poche ore. Gli restavano gravissimi problemi a camminare, ma l’ospedale Pertini lo aveva preso in carico ed era in attesa di un’ecografia per una possibile patologia del fegato.

Poi lo sgombero e l’arresto, quindi il trasporto, nonostante le condizioni, presso il Centro per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza). Gli viene sequestrato il cellulare e gli danno la possibilità di telefonare quando ormai non può più nominare un proprio avvocato. Niente antidolorifici – di cui ha estremo bisogno – ma tranquillanti tutti i giorni: questa è la sua cura. Lo salva la memoria, e riesce a chiamare una nostra parrocchiana, che avverte i nostri volontari. Si muovono Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (CILD), Medici Senza Frontiere (MSF) e Ass. Nonna Roma. Nonostante numerosi solleciti, solo il 28 febbraio – in seguito al ricorso d’urgenza presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – la Prefettura di Potenza dà risposta alle richieste dei legali di fiducia di M.D.

Questo, a quanto mi raccontano, è prassi, io spero invece sia solo un doloroso e sconcertante episodio, sebbene rimanga la rabbia di vedere calpestato ogni senso di giustizia e di umanità. Quale ragione di stato, quale necessità di proteggere i cittadini può spiegare la ferocia di mantenere in stato di detenzione senza assistenza medica da più di 20 giorni un giovane con fratture multiple e gravi patologie?

Raccontiamolo, perché si sappia e chi può intervenga.

Lo sgombero a Tor Cervara

don Domenico, parroco a “S. Tommaso d’Aquino”

Articolo apparso su “AbitareA Roma” – 4 Marzo 2022

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